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Il
complesso dei siti paleontologici presenti in Umbria, sia quelli
definibili storici che quelli scoperti negli ultimi anni, collocano
oggi questo territorio in una posizione importante nel panorama
scientifico italiano. Si ritiene che in tale specifico ruolo sia
insita una doppia responsabilità: quella di salvaguardare questo
grande patrimonio, che va incrementandosi costantemente con nuove
scoperte, ad uso anche delle generazioni future e quello di
renderne noti e divulgarne il significato intrinseco ed il valore.
Siti
storici come la palude di Pietrafitta, con le sue bellissime faune
del Villafranchiano superiore (che purtroppo versano in condizioni
di avanzato deterioramento); la antica Foresta di Dunarobba, con i
suoi tronchi conservati in posizione di vita (uno dei rarissimi casi
noti ma per il quale non si provvede ad individuare né un metodo di
conservazione né un sistema di valorizzazione che possano definirsi
degni, cosicché gli agenti atmosferici gradualmente ma
irrimediabilmente deteriorano i tronchi); di recente scoperta lo
scheletro fossile, intero e in connessione anatomica, di un cetaceo
pliocenico lungo 14 metri e con entrambe le pinne natatorie
pettorali perfettamente conservate (esemplare unico in Italia ma per
il quale le amministrazioni locali non ritengono necessario
devolvere fondi per il salvataggio ed il restauro); le numerose
faune a vertebrati continentali presenti nei siti scoperti più di
recente nell’Umbria meridionale, frutto di un’intensa attività
di ricerca
territoriale (rare testimonianze di grande interesse
scientifico ma per nulla finanziate dagli enti locali).
Senza
dubbio tali emergenze costituiscono un patrimonio storico e
culturale unico e di inestimabile valore. Dal punto di vista
scientifico i recenti dati recuperati si stanno dimostrando
fondamentali per far luce sulle antiche dinamiche ambientali del Bacino
Tiberino umbro e sulle presenze animali e vegetali che
popolarono l’area, ma anche per chiarire problemi più generali,
di carattere stratigrafico e biocronologico, emersi di recente in
questo campo di ricerca. Dal lato della salvaguardia ambientale,
invece, è innegabile quanto essa sia direttamente proporzionale al
grado di cultura e soprattutto di conoscenza dei meccanismi che
regolano l’evoluzione del medesimo ambiente.
Orbene,
nella realtà, la ricerca territoriale e la salvaguardia ambientale
non solo sono state da sempre considerate due cose completamente
separate ma hanno costituito, soprattutto la prima, capitoli di
spesa ritenuti inutili o troppo impegnativi; rarissime volte
sostenuti poiché considerati non vantaggiosi. Evidentemente una
posizione che consente di evitare tematiche di non semplice
inquadramento ma che allo stesso tempo preclude la possibilità di
valutare il meccanismo virtuoso che si cela dietro l’esistenza di
un tale patrimonio.
Allora
la domanda che riteniamo debba essere posta è: esiste un contesto
in grado di tradurre in termini pratico-economici vantaggiosi
l’interconnessione fra la ricerca scientifica territoriale e la
salvaguardia ambientale?
La
nostra risposta è certamente si! Esso va ricercato nello stretto
rapporto che, dai punti di vista concettuale e pratico, intercorre
fra particolari caratteri ambientali e aspetti turistici.
Tanto
per chiarire l’Umbria meridionale è particolarmente ricca di
“chicche” ambientali uniche nel loro genere e comprese negli
aspetti naturalistici, geologici e paleontologici. Si tratta di
essere in grado di identificare il filo conduttore che le accomuna,
cioè che le rende naturali espressioni di un unico contesto. Ciò
renderebbe possibile sfruttarne le peculiarità contemporaneamente
ed in modo tale che possano sostenersi e rafforzarsi a vicenda.
Il
nostro “progetto per il territorio” si impernia proprio su
questa visione, ritenuta innovativa e strategica allo stesso tempo.
Esso prevede una struttura espositivo-divulgativa, di ampio respiro,
i cui caratteri rispecchiano i canoni delle strutture nordeuropee e
statunitensi; questa struttura si chiama PALEOLANDIA.
Nei
suoi caratteri generali PALEOLANDIA è una struttura che si colloca
a metà strada fra il museo, il parco di divertimenti, il centro
della documentazione e la divulgazione scientifica ed il centro di
ricerche. La dinamicità su cui si impernia le consente di
promuovere, e in parte anche sostenere, la ricerca scientifica
territoriale, attraverso la quale essa stessa si aggiorna nei
concetti espressi e nelle tematiche proposte.
PALEOLANDIA
è una struttura che si articola su un percorso di almeno 2000 metri
quadrati e che consiste in un affascinante e suggestivo viaggio nel
tempo.

Uno scorcio di PALEOLANDIA |
Il
lungo percorso è costituito da una sequenza cronologica di
scenari ambientali ricostruiti in tutti i dettagli e tipici
delle varie epoche geologiche, in cui sono collocate le
riproduzioni degli animali. Al visitatore viene data la
possibilità di trasformarsi in un autentico viaggiatore del
tempo alla scoperta delle antiche realtà del pianeta: dal
momento in cui appaiono sulla Terra i primi organismi viventi
fino al periodo attuale. Gli scenari costituiscono dei veri e
propri set cinematografici attraverso i quali, con l’ausilio
di centinaia di reperti fossili esposti lungo tutto il
percorso e di supporti didattico-divulgativi di vario genere,
ci si potrà orientare attraverso il lungo percorso evolutivo
che ha plasmato il nostro pianeta fino ad oggi. |
I numerosi effetti speciali e le particolarissime situazioni
espositive e divulgative permetteranno di vivere
un’esperienza assolutamente unica nel suo genere e mai
provata finora: ci si troverà a camminare all’interno delle
orme gigantesche lasciate da un grande dinosauro erbivoro ma
ormai sarà troppo tardi perché, allorquando avremo
realizzato l’accaduto, già ci troveremo sotto la pancia del
gigante; si proverà la forte emozione di trovarsi
letteralmente faccia a faccia con alcuni animali preistorici:
si vuole conoscere da vicino l’orso delle caverne? Niente di
più facile! Equipaggiati di casco con illuminazione
artificiale vi addentrerete all’interno di una grotta
fedelmente ricostruita in tutti i dettagli, compreso lo
stillicidio e la temperatura più bassa, quando nella penombra vi |

Uno scorcio di PALEOLANDIA |

Uno scorcio di PALEOLANDIA |
imbatterete in un esemplare di Ursus
spelaeus, veramente assai poco rassicurante, mentre altri
esemplari saranno visibili poco più in là.
Così per conoscere alcuni antichi animali marini non si può
far altro che camminare su un fondale marino stesso. Questo ci
permetterà di osservare da vicino e di inquadrare le
caratteristiche degli animali estinti, di conoscere il loro
ambiente di vita e di capire, non soltanto attraverso le
testimonianze fossili, quale è stato il loro ruolo sul
pianeta.
Potreste
arrivare ad un certo punto in cui non sarete più tanto sicuri di
voler continuare, poiché non saprete cosa vi aspetterà |
nell’ambiente successivo né quale esperienza vivrete!
Una cosa è certa: perderete letteralmente la cognizione del
tempo e dello spazio e forse realizzerete dove siete
soltanto quando potrete osservare negli occhi i vostri
antichi antenati ominidi.
Insomma la parola d’ordine all’interno di PALEOLANDIA è
provare emozioni mai provate prima!
A PALEOLANDIA tutti possono diventare viaggiatori nel tempo ed
avventurarsi in un tour evolutivo indimenticabile.
PALEOLANDIA è una struttura di nuova concezione, assolutamente
unica in Italia, in grado di convogliare flussi turistici
importanti e, nello stesso tempo, promuovere innovazione
culturale e creare occupazione, sia direttamente che nei
vari settori dell’indotto. L’indotto di PALEOLANDIA si
risolve in svariati campi d’azione: ricerca territoriale e
campagne di scavo, attività di restauro, gestione del
turismo scolastico, didattica e divulgazione sul territorio,
pubblicazioni didattico-divulgative, convegni e congressi,
servizi per altri musei, produzione e vendita di
oggettistica varia, ristorazione ed accoglienza turistica, e
tutto quanto, di regola, si lega ai grandi flussi turistici.
Conti alla mano PALEOLANDIA è in grado di richiamare almeno
350.000 visitatori all’anno. Per questo riteniamo che una
sua collocazione nel raggio d’azione di una realtà come, per
esempio, la Cascata delle Marmore permetterebbe realmente di
parlare di industria turistica nell’Umbria meridionale. In
questo caso la sua collocazione geografica (centro Italia),
assolutamente strategica, risulterebbe un valore aggiunto di
non secondaria importanza.
Nonostante finora questa proposta non abbia sortito alcun effetto
da parte delle amministrazioni locali, neanche a livello di
puro e semplice confronto verbale legato magari alla
semplice curiosità, riteniamo fondamentale ampliare il
margine di divulgazione e quindi portarla a conoscenza anche
di altre realtà geografiche. Qui forse vi sarà qualcuno
che avrà già intuito il significato che può assumere oggi
un investimento per il turismo.
Per
contattarci: info@tethyspaleo.com
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