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La ricerca in Umbria


Il bacino Tiberino  A partire da almeno tre milioni e mezzo di anni fa gran parte del territorio umbro è occupato da un'estesa area depressa, delimitata tutt'intorno dalle dorsali montuose della catena appenninica e nota oggi come Bacino Tiberino. Nel corso della sua complessa storia evolutiva questa depressione è stata completamente colmata dai sedimenti. Questi, derivanti dall'inesorabile processo di erosione delle montagne, sono stati trasportati a valle dai numerosi corsi d'acqua, prevalentemente come carico in sospensione nel mezzo idrico. Nelle vallate sottostanti i sedimenti, a più riprese, venivano smistati dalla dinamica dei fiumi o deposti sul fondo dei laghi. Questo meccanismo, perpetuatosi per centinaia di migliaia di anni, è la causa principale della presenza oggi di una coltre sedimentaria molto potente, composta quasi totalmente da termini argillosi e sabbiosi e che in alcune aree raggiunge anche quasi mille metri di spessore. L'analisi di questi sedimenti e soprattutto il loro contenuto paleontologico ha permesso di risalire, in linea generale, ai diversi ecosistemi alternatisi e agli ambienti deposizionali che si sono succeduti nel tempo. Sostanzialmente da una fase più antica, dominata da un regime prevalentemente lacustre, si passa ad una sedimentazione tipica di un regime fluviale. Le ricerche condotte negli ultimi anni hanno concentrato l'attenzione sui sedimenti fluviali e fluvio-lacustri della seconda fase evolutiva, consentendo la scoperta di numerosi giacimenti ricchi di resti scheletrici fossili di mammiferi. L'abbondanza e soprattutto l'eterogeneità dei resti faunistici hanno evidenziato una situazione del tutto nuova per quast'area geografica. Essi mostrano la grande importanza dell'Umbria dal punto di vista scientifico ma anche culturale, storico ed ambientale. Le faune fossili portate alla luce hanno permesso di disegnare un quadro paleoambientale alquanto dettagliato e l'incrocio dei dati sedimentologici con quelli paleontologici hanno condotto ad immaginare, per quest'area, un particolare modello fluviale. Inoltre questi studi forniscono, per la prima volta, elementi essenziali per distinguere le due fasi di evoluzione territoriale, sia dal punto di vista stratigrafico che biocronologico. Rispetto agli inquadramenti precedenti la storia evolutiva di questo grande bacino sedimentario dell'Italia centrale si fa più ricca di dati, colmando lacune e divenendo un po’ più omogenea rispetto ai canoni delle logiche evolutive di un territorio. Inoltre alcune delle nuove scoperte si pongono come elementi nuovi ed inediti nel panorama scientifico nazionale, sia con specie mai segnalate prima in Italia e sia con elementi la cui completezza dal punto di vista anatomico è assolutamente unica. L’obiettivo principale è disporre di un numero di siti tale da costituire una mappatura territoriale idonea a tracciare chiaramente l’evoluzione dell’ecosistema almeno per gli ultimi due milioni e mezzo di anni. Essa dovrà, inoltre, risultare utile a definire la quantità degli eventi biocronologici presenti nell’ambito della successione litostratigrafica.

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